{gspeech style=1 language=it autoplay=1 speechtimeout=0 registered=2

Adulti e famiglie

Per gli adulti e le famiglie tutte

Da lunedì 19 ottobre inizierà, nelle nostre comunità,la visita alle famiglie.

visitafamiglie2020La visita e benedizione delle case è sempre un momento importante e privilegiato perché permette da un lato di incontrare la realtà delle famiglie e dei luoghi di vita, e dall’altro di portare in essi la presenza benedicente del Signore.

Si tratta di un’azione di uscita e non di semplice chiamata a un incontro: è un moto di avvicinamento che nasce proprio dal desiderio di uscire da se stessi e dai propri ambienti per andare incontro all’altro: un gesto di estroversione.

Ringraziamo sacerdoti, religiosi e laici che si stanno impegnando per questo bel gesto: accoglieteli come persone amiche che sapranno ascoltarvi e come presenza di Dio che giunge a voi.

I missionari avranno come segno di riconoscimento una sciarpa rossa e una lettera credenziale firmata dal parroco che potete chiedere di esibire a vostra garanzia. Giungeranno a coppie nelle vostre abitazioni dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00, preannunciati da un avviso colorato. Non sempre avranno il tempo di ripassare perché dovranno incontrare 2500 famiglie.

I missionari hanno ricevuto il mandato dal parroco e hanno la possibilità di impartire la benedizione secondo il consueto rito.

Vista la particolare situazione epidemiologica, se vi sentite più sicuri, i missionari possono fermarsi sull’uscio di casa e incontrarvi all’aperto.

Le offerte raccolte, quanto mai necessarie in questo periodo, aiuteranno a mantenere le opere parrocchiali.

Pin It

caritafragilita2020 21L’esperienza della fragilità, della paura, della malattia ha condizionato i nostri percorsi di questi ultimi mesi e ha condizionato le nostre scelte: abbiamo sospeso e annullato tutto, perfino le celebrazioni della Pasqua, l’accompagnamento degli ammalati, la visita pastorale, la formazione dei più giovani, i funerali: tutto!

Quest’esperienza si è presentata come male, malattia, morte, lockdown ma, guidati dallo Spirito, l’abbiamo affrontata e abbiamo tentato di ricavarne il bene. Vincere il male con il bene è un’indicazione evangelica (cf. Rm 12,21), così come cercare di vedere il bene anche in mezzo al male: noi, cultori del bene per vocazione, ci siamo sentiti mandati in questa missione che però non è terminata, anzi.
Il cammino esistenziale che ha coinvolto tutti, bambini e anziani, uomini e donne, si è incontrato e si è alleato con molte delle riflessioni pastorali e teologiche che arricchivano il dibattito delle nostre comunità e della nostra Diocesi: esperienze e riflessioni si sono illuminate a vicenda.

Così, nell’impossibilità di muoverci, di convocarci in assemblea, abbiamo riscoperto il dono e la dignità del Battesimo e la sua grandezza: l’abilitazione alla preghiera a tu per tu con il Padre, la sacralità della nostra casa e della nostra vita, la missione e la testimonianza affidate ad ogni cristiano chiamato ad annunciare Gesù e il suo Vangelo, partendo dai propri figli.

L’angolo bello ha fatto pensare, ci ha arricchiti. Si è trattato del segno più indovinato di quella proposta che avevo presentato all’inizio dell’anno pastorale, quando invitavo a darci appuntamento attorno al fonte battesimale: il fonte battesimale è, per così dire, entrato nelle nostre case sorprendendoci e davvero tutti eravamo forti soltanto della certezza del Battesimo.

Sempre in obbedienza ai nostri difficili giorni e al nostro tempo (una volta si citava spesso l’espressione conciliare dei “segni dei tempi”), si impone un altro passo da compiere. Non nasce a tavolino – anche se tavoli di lavoro e di confronto ne ha attraversati tanti e da ciascuno ha raccolto un contributo -; nasce dall’urgenza di dare una risposta alle persone fragili, quelle che già sono in difficoltà e quelle che prevediamo cadranno vittime delle conseguenze del coronavirus sul piano economico e sociale. È un’urgenza che non possiamo non vedere.

 

Pin It

lenticchieLeggi il brano di Genesi 18,1-15
Poi il Signore apparve [ad Abramo] alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incon-tro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po' d'acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sot-to l'albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo”. Quelli dissero: “Fa' pure come hai detto”.
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce”. All'armento corse lui stesso, Abra-mo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a pre-pararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva prepara-to, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l”albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: “Dov'è Sara, tua moglie?”. Rispose: “È là nella tenda”. Riprese: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”. Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della ten-da, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolar-mente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: “Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!”. Ma il Signore disse ad Abramo: “Perché Sara ha riso dicendo: ‘Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?’? C'è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio”. Allora Sara negò: “Non ho riso!”, perché aveva pau-ra; ma egli disse: “Sì, hai proprio riso”.

Commento e spunti per la riflessione
L'ospitalità è un regalo grande che l'umanità dei poveri si è sentita in obbligo di dare, soprattutto in una realtà di vita come è il deserto, tra i beduini, e nei pericoli dei mari tra i marinai. Qui ci troviamo nella splendida ospitalità che Abramo offre a degli sconosciuti.
Il Signore decide di visitare il suo amico Abramo e lo fa in incognito, sotto forma di tre viandanti anonimi che si trovano a passare vicino alla tenda, alle querce di Mamre, dove Abramo si è accampato. E' un rac-conto misterioso che, inizialmente, si svolge nella normalità di viandanti accaldati e spersi in un deserto assolato. Mentre Abramo si riposa nell'ora più calda del giorno, all'ombra della tenda, e probabilmente sonnecchia, è però sempre vigile. Scopre all'improvviso tre uomini in piedi davanti a lui.
Tutto lo scenario cambia e Abramo si preoccupa di offrire ospitalità nel modo più immediato e più sontuo-so possibile. Provvede subito all'acqua fresca, al lavaggio dei piedi e a far accomodare gli sconosciuti all'ombra. Poi li prega di pazientare e provvederà ad un boccone di pane ed a un ristoro possibile (è im-portante notare che Abramo parlò di un boccone di pane, ma offrì ai visitatori un pasto degno dal quanti-tativo enorme. Ci sono persone che promettono poco ma danno molto, altri, che a parole offrono tutto ed infine non danno nulla). Il bisogno di ospitalità rende Abramo attento, servizievole, premuroso.
Di fronte all'accoglienza ed alla gratuità gli sconosciuti rispondono con una promessa: “Tornerò tra un an-no e Sara avrà un figlio”.
Abramo aveva riconosciuto chi si era presentato a lui e risponde con un grande dono che assume la forma di un banchetto sovrabbondante.

  • Nella mia vita quotidiana mi so accorgere della presenza sovrabbondante di Dio e so rispondere in modo generoso, o solo con un boccone di pane?
  • So essere ospitale?
  • Prometto poco e do molto?
  • Ci sono dei momenti in cui mi fermo per incontrare Dio?

 

Ascolta "I cibi nella Bibbia: il vitello e le focacce" su Spreaker.

 

Pin It
Click to listen highlighted text! Powered By GSpeech