Il crocifisso restaurato nella chiesa della Natività della B. Vergine Maria di Mandria e il simbolo del pellicano nella religione cristiana
Un anno dopo il restauro e la collocazione vicino all’altare maggiore mi soffermo sul bellissimo crocifisso che si può ammirare nella nostra chiesa di Santa Maria di Mandria a Padova, in particolare sull’elemento figurativo posto sulla parte più alta dell’opera.
Realizzato in legno probabilmente agli inizi del 1900 da un artigiano rimasto sconosciuto, forse perché i documenti relativi alla sua commessa sono andati perduti, e successivamente messo in disparte nei locali meno frequentati della sacrestia, il crocifisso è ritornato alla “pietas” dei fedeli dopo un laborioso restauro eseguito da Silvano Soppelsa e voluto fermamente dal parroco don Lorenzo, che ha trovato parziale sostegno finanziario nella generosità dei suoi parrocchiani.Era il 7 aprile 2019 e quella sera eravamo numerosi nella nostra chiesa quando il Crocifisso, posto provvisoriamente nel mezzo della navata, aveva ritrovato la sua legittima sistemazione e tornava a far rivivere il sacrificio di Cristo a chi si rivolge all’Uomo inchiodato alla croce con l’occhio della fede.
Tralasciando le peculiarità artistiche dell’opera che restano di competenza degli esperti d’arte quale io non sono, mi preme porre l’attenzione sull’elemento figurativo posto in cima al palo principale, proprio sopra la scritta che, secondo il vangelo di Giovanni (19,19), esplicitava il motivo della condanna e che già al suo ingresso in chiesa era stato unanimemente riconosciuto come un volatile ma nello specifico ricondotto a molte specie di uccelli. Indubbiamente si trattava di un pellicano: presto dovettero convincersene anche coloro che all’inizio giuravano trattarsi di colomba o aquila o cigno o altro ancora. Il collo lungo e circonflesso, il becco, le enormi ali, i piccoli pulcini ai piedi, non lasciavano dubbi.
per informazioni e prenotazioni:
per informazioni e prenotazioni:
Cari fratelli e sorelle infermi, la malattia vi pone in modo particolare tra quanti, “stanchi e oppressi”, attirano lo sguardo e il cuore di Gesù.
All’inizio c’è lo stupore. Tutto nasce dalla meraviglia e poi pian piano ci si rende conto che non siamo l’origine di noi stessi. «Possiamo solo diventare consapevoli di essere in vita una volta che già l’abbiamo ricevuta, prima di ogni nostra intenzione e decisione. Vivere significa necessariamente essere figli, accolti e curati, anche se talvolta in modo inadeguato», ha scritto l’anno scorso papa Francesco nell’Humana communitas, lettera per il 25° anniversario dell’istituzione della Pontificia Accademia per la Vita.
A conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia, papa Francesco aveva chiesto che una domenica dell’anno potesse essere dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio «per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo» (Lettera apo-stolica Misericordia et misera, 7).
Con alcuni giovani delle nostre comunità e don Lorenzo ho partecipato a fine dicembre al 42° incontro europeo dei giovani organizzato dalla comunità di Taizé nella città polacca di Breslavia.
BETLEMME: bet (casa) lehem (pane) CASA DEL PANE 

