
Pandemia tra Scienza e Fede - La descrizione della scienza
Pandemia tra Scienza e Fede - Il “sentire” della fede
La scienza tenta di capire, attraverso esperimenti riproducibili, le leggi fondamentali della natura, legate alla logica del creato; la tecnologia utilizza tali scoperte scientifiche in modi differenti. In campo sanitario, ad esempio, le scoperte da Pasteur in poi hanno permesso alla tecnologia di creare i vaccini.
La Pandemia attuale non è la prima e, verosimilmente, non sarà l’ultima. Ciò che cambia col passare del tempo, sono le scoperte scientifiche, che consentiranno alla tecnologia di supportare in modo crescente gli effetti negativi delle malattie in genere.
La fede cerca di mostrare un perché, meglio di suscitare dei perché, e non può arrogarsi il diritto di descrivere il come, neppure di proporre soluzioni a problemi, in questo caso sanitari. La fede offre un orizzonte di senso in ordine alla relazione dell’uomo con Dio.
Autori:
Corinna Di Lelio, laureata in Chimica e tecnologia farmaceutiche, anno 2007, presso l’università La Sapienza di Roma. Attualmente lavora al reparto Assicurazione Qualità di Fidia Farmaceutici S.p.A., con il ruolo di QA CMO vaccines manager.
Don Lorenzo Voltolin, sacerdote e parroco della diocesi di Padova. Licenziato e dottorato, docente presso la Facoltà Teologica del Triveneto.
La scienza cerca d’indagare come sono andate le cose, quindi di trovare soluzioni pratiche alla risoluzione di problemi. Fede e filosofia non possono occuparsi di ciò, non ne avrebbero gli strumenti e il loro compito è differente, non diverso: diverso[1] vorrebbe dire in direzione contraria, di allontanamento da un punto; differente[2] può voler dire, in un certo senso, complementare. Infatti, fede e filosofia si occupano del perché, ovvero cercano d’interrogarsi sui significati degli eventi che accadono al fine di trovare risposte di senso, la prima con l’ausilio della rivelazione che “illumina” le facoltà dell’uomo, la seconda con la ragione e le capacità umane. Per sole ragioni di spazio, di seguito ci si occuperà della fede, e ciò non perché le facoltà umane non meritino approfondimenti.
Il primo “perché” da porre alla fede è il quesito che riguarda la sofferenza: perché l’uomo deve soffrire e perché su così larga scala nel caso della pandemia? Perché questa sofferenza ha coinvolto in modo repentino così tanti ambiti dell’esistenza umana: la salute fisica e quella psichica, le relazioni e gli spostamenti, le abitudini quotidiane e l’economia, i singoli, le famiglie e le istituzioni? E perché su grandezza mondiale e per così tanto tempo?
Ovviamente non si potrà rispondere a tutto ciò, non lo si potrà fare in questa sede ristretta, ma difficilmente potrebbe riuscirci un’intera enciclopedia. Tuttavia, è già rilevante dover porre la domanda in questo articolato modo, perché ciò fa emergere la complessità della questione. È però possibile fissare dei punti.
La narrazione della Scrittura
Come ama ripetere l’illustre professor Zichichi:
«per capire cos’è la Scienza, bisogna innanzitutto chiedersi: com’è nata? Da un atto di Fede o da un atto di Ragione? Ai tempi di Galileo Galilei, le pietre, gli spaghi e i legni erano considerati oggetti volgari. Cose cioè non degne di essere studiate. “Voglio studiare gli oggetti volgari”, diceva Galilei, “perché in essi c’è la mano del Creatore […]”. Ed ecco il punto cruciale: cosa ne sapeva Galilei che, studiando gli oggetti volgari, sarebbero venute fuori le Leggi Fondamentali della Natura?»[1].
«La Scienza nasce da questo atto di umiltà intellettuale: dare a oggetti volgari dignità culturale, studiandoli. Questa umiltà intellettuale aveva in Galilei radici profonde: la Fede nel fatto che in ciascun oggetto, fosse esso volgare o inutile, ci doveva essere la mano del Creatore»[2].
«La Bibbia - diceva Galilei – è la parola di Dio. La Natura è, invece, la sua scrittura»[3]. Dunque, cos’è la Scienza? È quella disciplina che verifica sperimentalmente le possibili soluzioni di un problema. «Riuscire a fare un esperimento di stampo galileiano e scoprire una verità scientifica, corrisponde a saper porre una domanda e ad avere la risposta giusta da Colui che ha fatto il mondo. È come mettersi a colloquio con il Creatore».[4]
Distinguiamo poi tra scienza e tecnologia, ovvero l’applicazione della Scienza. La tecnologia può essere impiegata per scopi utili all’umanità e scopi distruttivi. Basti pensare alla scoperta del nucleo degli atomi, da parte di Rutherford e all’equivalenza tra massa ed energia, da parte di Einstein, quindi alla nefasta applicazione tecnologica di tali scoperte con le bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki.
Qualcuno sostiene che siamo figli del caos: anche per questo ci sono centinaia di laboratori e di studiosi al mondo che tentano di dimostrare come dal caos possa generarsi un sistema ordinato e come da materia inerte possa essersi generata la materia vivente, ma nessun risultato convincente è stato trovato[5].
Ma veniamo a noi, alla situazione attuale. «La storia, nel tempo, ha visto l’avvicendarsi di diverse pandemie. Solo dal 1500 ad oggi, se ne contano più di sette provocate da virus di diversa natura, che hanno causato nel tempo migliaia di morti e danni fisici permanenti»[6]. La scienza da tempo studia il meccanismo di azione dei virus: il primo fu Pasteur, un chimico che aveva intuito che c’era qualcosa che sfuggiva ai sui occhi, qualcosa di infinitamente piccolo, ma assolutamente definito e con un meccanismo di azione preciso. E fu proprio tramite una serie di esperimenti, che Pasteur riuscì a confermare il meccanismo d’azione da lui intuito.
Mercoledì delle Ceneri
Accogliamo questa Parola di Dio Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Invochiamo ispirati dalle parole di San Francesco: O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del nostro cuore. Dacci una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda.
Dal libro del profeta Gioele (2,12-18)
Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male». Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov'è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.
Dal Salmo 50
RIT: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
• CONSEGNA
Il digiuno può apparire come un segno antiquato o relegato al mondo delle diete, è invece una occasione preziosa per riscoprire l’essenziale… come il dialogo su temi importanti.
Consigliamo di riunirsi come famiglia o con qualche amico – con tutte le attenzioni previste - per un semplice momento di condivisione, a partire dal racconto di come si sta vivendo questo lungo periodo sotto il segno pesante e doloroso della pandemia.
o Spunti preziosi su cui avviare la chiacchierata si trovano nella pagina web www.diocesipadova.it/iorestoacasaepenso
o Specificamente per le famiglie, vi sono materiali in www.ufficiofamiglia.diocesipadova.it
• ASCOLTO MUSICALE
Tempo di ricominciare (Gen Verde), è il tempo del perdono di Dio, per uno slancio di vita più autentica.
youtu.be/diOqi4SBYyY
tratto da QUARESIMA DI FRATERNITÀ 2021 - UFFICIO MISSIONARIO DIOCESANO - PADOVA
17 FEBBRAIO
MERCOLEDÌ DELLE CENERI
CELEBRAZIONI CON IMPOSIZIONE DELLE CENERI:
ore 16.30 nella chiesa di Voltabrusegana;
ore 20.30 nella chiesa di Mandria (non sarà celebrata la messa delle 18.30)
Giorno di digiuno
I fedeli cattolici sono tenuti contemporaneamente sia al digiuno ecclesiastico sia all’astinenza dalle carni due volte l’anno, il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. L’obbligo del digiuno inizia a 18 anni compiuti e termina a 60 anni incominciati. Tuttavia, i fedeli sono dispensati dall’obbligo del digiuno in taluni casi.
La regola del digiuno obbliga a fare un solo pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera. L’acqua e le medicine sia solide sia liquide si possono assumere liberamente.I Vescovi riuniti nella CEI hanno concesso la facoltà ai singoli fedeli di commutare l’osservanza dell’astinenza in tutti i venerdì che non sono di Quaresima con qualche altra opera di penitenza, di preghiera o di carità, a discrezione del singolo fedele; hanno consigliato inoltre di osservare il digiuno e l’astinenza nel giorno di Sabato Santo fino alla Veglia Pasquale.
L’esperienza della malattia ci fa sentire la nostra vulnerabilità e, nel contempo, il bisogno innato dell’altro; sperimentiamo in maniera evidente la nostra dipendenza da Dio. Quando siamo malati, infatti, l’incertezza, il timore, a volte lo sgomento pervadono la mente e il cuore; ci troviamo in una situazione di impotenza, perché la nostra salute non dipende dalle nostre capacità o dal nostro “affannarci” (cfr Mt 6,27).
La malattia impone una domanda di senso, che nella fede si rivolge a Dio: una domanda che cerca un nuovo significato e una nuova di-rezione all’esistenza, e che a volte può non trovare subito una ri-sposta. Gli stessi amici e parenti non sempre sono in grado di aiu-tarci in questa faticosa ricerca. Emblematica è, al riguardo, la figura biblica di Giobbe. La moglie e gli amici non riescono ad accompa-gnarlo nella sua sventura, anzi, lo accusano amplificando in lui solitudine e smarrimento. Giobbe precipita in uno stato di abbandono e di incomprensione. Ma proprio attraverso questa estrema fragilità, respingendo ogni ipocrisia e scegliendo la via della sincerità verso Dio e verso gli altri, egli fa giungere il suo grido insi-stente a Dio, il quale alla fine risponde, aprendogli un nuovo orizzonte. Gli conferma che la sua sofferenza non è una punizione o un castigo, non è nemmeno uno stato di lontananza da Dio o un segno della sua in-differenza.
Così, dal cuore ferito e risanato di Giobbe, sgorga quella vibrante e commossa dichiarazione al Signore: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (42,5).
La vicinanza, infatti, è un balsamo prezioso, che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia. Uniti a Cristo per l’azione dello Spirito Santo, siamo chiamati ad essere misericordiosi come il Padre e ad amare, in particolare, i fratelli malati, deboli e sofferenti (cfr Gv 13,34-35). E viviamo questa vicinanza, oltre che personalmente, in forma comunitaria: infatti l’amore fraterno in Cristo genera una comunità capace di gua-rigione, che non abbandona nessuno, che include e accoglie soprattutto i più fragili.
Dal Messaggio del papa per la 34a Giornata mondiale del malato
MESSA CON UNZIONE DEGLI INFERMI
In occasione della Giornata mondiale del malato, GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO
nelle nostre comunità saranno celebrate due sante messe
(ore 16.30 a Voltabrusegana, ore 18.30 a Mandria)
durante le quali sarà amministrato il sacramento dell’unzione degli infermi.
Vi invitiamo ad accompagnare a queste celebrazioni chi potrebbe averne bisogno: familiari, ma anche persone sole che abitano nella vostra via.

Festive
Domenica ore 8.30 e ore 11.00
Feriali
Lunedì ore 18.30
Venerdi ore 18.30

Festive
Sabato ore 18.30
Domenica ore 7.30 e 10.00
Feriali
Martedì ore 18.30
Mercoledì ore 18.30
Giovedì ore 18.30

Festive
Sabato ore 18.30
Domenica ore 8.00, 10.30 e 18.30
Feriali
tutti i giorni ore 18.30