Credo - Riconoscersi
Domenica scorsa, 23 aprile i ragazzi del gruppo Betsaida di Voltabrusegana hanno ricevuto la consegna del Credo.
Credo Simbolo, atto o professione di fede sono i diversi modi di chiamare quella formula con cui Noi Cristiani dichiariamo agli altri ed al mondo quali sono i pilastri della nostra vita, quello in cui ci riconosciamo.
Per sintetizzare il percorso svolto durante l’anno e raffigurare creativamente il simbolo della nostra fede, i ragazzi hanno realizzato un piccolo lavoro:
• un vaso… la chiesa, tutti noi,
• la terra… il Padre, creatore,
• un germoglio… il figlio salvatore
• ed una girandola… il vento, uno degli elementi con cui rappresentiamo lo spirito Santo, l’amore di Dio
Durante la celebrazione, abbiamo spezzato, rotto, un piatto in terracotta con raffigurato da un lato Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo ed i nomi di tutti i partecipanti del gruppo a rappresentare la Comunità Cristiana e Chiesa; dall’altro i testi del Credo, quello degli apostoli (Simbolo degli Apostoli) e quello Niceno-Constantipolitano. Ad ogni uno dei partecipanti al gruppo ne è poi stato consegnato un pezzo alla riscoperta del significato della parola Simbolo.
Simbolo deriva dal greco sýmbolon, con il significato di segno di riconoscimento. Era pratica diffusa fra coloro che stipulavano un contratto o un accordo scambiarsi un "simbolo", spesso una moneta o un sigillo spezzati, conservandone un pezzo ciascuno. I due pezzi dell'oggetto, gli unici che potessero combaciare perfettamente, avrebbero fornito ai contraenti (ma anche ai loro eredi) la garanzia di riconoscersi in futuro. Ognuno di questi due pezzi veniva detto simbolo.
Da ciò derivano i Simboli cristiani come professione di fede e come segno di riconoscimento fra le prime comunità cristiane. Formule brevi, facili e precise, che dovevano servire a "riconoscersi" come comunità e a mantenere l'uniformità della fede.
Un grande ringraziamento a Don Mattia per la celebrazione e la disponibilità dimostrata, a Don Marco per l’incontro del Sabato, al coro che con maestria ha saputo rendere il momento molto accattivante e leggero assecondando le richieste un po’ pazzerellone di noi catechisti, ed a quanti hanno partecipato in diversi modi per la riuscita di questo splendido momento.
Accompagnatori gruppo Betsaida.
per informazioni e prenotazioni:
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Svegliatevi, ci suggerisce San Paolo, perché il Signore è più vicino ora di quando diventammo credenti, il Signore è ogni giorno più vicino perché ogni minuto che passa si avvicina il momento in cui lo incontreremo. Svegliamoci per evitare che il Signore passi senza che ce ne accorgiamo! A volte infatti le cose che accadono nella nostra vita, ma non siamo pronti ad accoglierle.
A cosa pensiamo quando coniughiamo il verbo ‘salvare’? In realtà lo usiamo spesso nel linguaggio comune: ci affrettiamo per esempio a salvare i nostri documenti sul computer o nella memoria esterna, ci consoliamo quando la nostra squadra si salva evitan-do la retrocessione, ci siamo salvati quando eravamo impreparati e il professore ha interrogato qualcun altro al posto nostro! Sembra quindi che nel linguag-gio comune salvare significhi riuscire a tenere sotto controllo, evitare di rovinare la propria immagine, vuol dire non fallire e superare le prove.
Sebbene sia stato un gesto certamente eroico, l’immagine dell’orchestra del Titanic che suonò fino alla fine, mentre il transatlantico si inabissava, resta un’emblematica immagine di un mondo che non vuole vedere quello che sta avve-nendo. Succede infatti che nei tempi di crisi siamo maggiormente indotti a cercare situazioni che ci possano distrarre. Si tratta di un meccanismo di difesa che automaticamente mettiamo in atto, ma che nello stesso tempo rischia di impedire che ci attiviamo per trovare delle risor-se adeguate che potrebbero aiutarci ad affrontare la crisi.
Chi ha vissuto l’esperienza di accompagnare persone negli ultimi momenti della vita sa bene che si muore come si è vissuto. Perciò il nostro modo di guardare alla fine della vita rivela il modo in cui stiamo vivendo, ma dice molto anche della nostra immagine di Dio. Alcuni vedono la morte come la conclusione drammatica dell’esistenza, altri riconoscono in essa un passaggio necessario per continuare a vivere nell’eternità, quell’eternità che per il cristiano è iniziata nel giorno del battesimo.

